Love, Monsters, and everything after

Prendete quel tanto che basta da The Walking Dead, mescolate l’umorismo di Tremors con il contesto di Io sono Leggenda, aggiungete un pizzico di nostalgia fine anni ‘80 e’ inizio ‘90 e agitate per bene; se volte, servite con una fetta di Zombieland: ecco, siete pronti a gustarvi Love and Monsters, una pellicola della serie “di tutto un pò” che sa di già visto ma che alla resa dei conti funziona così bene da risultare un’idea originale.

Love and Monsters è il classico film per ragazzi, ma godibile da tutti. È un racconto di formazione, è avventuroso e coinvolgente. A catalizzare l’attenzione c’è l’aspetto orrorifico, la pericolosità e la spettacolarità dei mostri, resi magistralmente a schermo. Senza dimenticare l’amore. Quell’amore romantico e da favola, irrinunciabile in ogni storia destinata ai teenagers che è ben interpretato da due protagonisti, un perfetto Dylan O’Brien (il protagonista di Maze Runner e, prima ancora, della serie tv Teen Wolf) e Jessica Henwick (Il Trono di Spade, Iron Fist).

Ma ci sono anche valori come l’amicizia, il senso di comunità e c’è una lezione sul rispetto della natura che sembra figlia dei tempi che stiamo vivendo. In un certo senso, infatti, Love and Monsters è un po’ una metafora della situazione che il nostro pianeta si è trovato ad affrontare da due anni a questa parte con la pandemia. Il mondo intero ostaggio di una minaccia che arriva dalla natura stessa, i superstiti isolati nei bunker (leggi “in casa“); il desiderio di contatto umano e di tornare alla normalità porta a indagare all’interno di noi stessi su ciò che conta veramente là fuori.

Ed ecco dunque che Love and Monster rispetta fedelmente il percorso di crescita di ognuno di noi. La nostra presa di coscienza è in realtà il viaggio dell’eroe che, declinato in chiave comica, diventa il percorso di crescita di Joel. Da peso per la propria comunità di sopravvissuti, il ragazzo, spinto solo dalla voglia di riabbracciare il proprio amore perduto, affronta un pellegrinaggio in una terra mortale che lo aiuta a vincere i propri limiti e le proprie ansie. Una crescita personale che passa da alcuni incontri fondamentali, come il cane Boy o la coppia di sopravvissuti erranti Clyde e Minnow, capace di far emergere la sensibilità di un giovane uomo che si sente nel posto sbagliato, incapace inizialmente di reagire sino a che non arriva il giusto stimolo.

Un’evoluzione che viene raccontata sapientemente dallo stesso Joel, tramite il suo diario-racconto all’amata Aymee, della sua odissea in superficie. O’Brien è perfetto nel dare vita a un ragazzo che si trova ad affrontare un mondo ignoto e pericoloso, deciso a superare ogni avversità per raggiungere il proprio scopo, inconsapevole di come questa sua avventura lo arricchirà oltre ogni sua immaginazione. 

Viaggio di crescita che si mescola all’azione, quella sì che stupisce. Perché gli incontri/scontri con le amenità che popolano il mondo post-apocalittico sono diretti con sapiente maestria, bilanciando suspence e divertimento, senza mai scadere nel banale o nel ridicolo. E tanto da meritarsi una candidatura più che meritata per i migliori effetti speciali agli Academy Awards 2021. Una naturale evoluzione di quei film anni ’80 che tanto rievochiamo con nostalgia, reinterpretati in chiave moderna nei temi e nella tecnica, che come i predecessori riesce nell’unico vero intento per il quale nascono questi prodotti scanzonati: regalarci un sorriso, aiutandoci ad affrontare le piccole difficoltà quotidiane.

Aggiungendo qualcosina in più…

Si perché Love and Monster ci ricorda che non è tanto la fine del viaggio, quanto ciò che accade durante il suo compimento a portare al cambiamento. Lo scopre il nostro Joel, vivendolo sulla propria pelle, e ce lo fa ricordare pure a noi. A dispetto della sua semplicità e apparente mancanza di ambizioni, con il suo messaggio di positività e speranza Love and Monster riesce, quasi involontariamente, a raccontare i noi stessi degli ultimi due anni, chiusi in casa con la minaccia fuori, il contrasto tra l’istinto di sopravvivenza e il desiderio di contatto umano.

E la nostra voglia di ricominciare. 

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