Equinox, la sorella minore di Dark

Un pomeriggio freddo e nevoso, il caminetto acceso, io e mia moglie con un plaid sul divano e una nuova serie danese da godersi tutta d’un fiato. Equinox sbarca su Netflix sulla scia di The Rain e Ragnarok, e ancora una volta i nostri amici nordici dimostrano la loro abilità nel saper intrattenere e coinvolgere lo spettatore.

Ci viene subito introdotta la protagonista principale della storia, Astrid, una bambina di 9 anni. È il 1999, la classe appena diplomata sta festeggiando su di un carro, c’è allegria e voglia di divertirsi, alcol e risate scorrono a fiumi; tutti sembrano felici tranne una ragazza, Ida, la sorella maggiore di Astrid. Di lì a poco, tutti i studenti spariranno inspiegabilmente nel nulla. Ci spostiamo nel presente, siamo nel 2020, Astrid è cresciuta ma non ha mai dimenticato; una telefonata misteriosa è il pretesto per rimettersi sulle tracce della verità, fare luce sul tragico evento accaduto 21 anni prima e trovare una risposta a quelle inquietanti sparizioni.

È questo l’incipit di Equinox, una serie raccontata nell’arco di 3 linee temporali distinte e che mescola al suo interno elementi investigativi e soprannaturali, attingendo a piene mani dal folklore e dai riti pagani e ancestrali propri della cultura danese. Partono le immagini a schermo e forte è il richiamo a Dark, alle sue atmosfere cupe e nostalgiche, ai suoi personaggi enigmatici che sembrano pedine di un gioco più grande e incomprensibile. Equinox scorre via lentamente, i suoi tempi sono volutamente dilatati eppure non ci sono mai momenti di stallo, tutto scorre fluido e coerente, con i sei episodi più che sufficienti a chiudere gli archi narrativi esplorati. La storia principale si svolge nel presente, dove l’indagine di Astrid è volta di rimettere insieme i singoli pezzi di una storia che tutti sembrano voler dimenticare; ma è nel passato che si trovano le risposte, in quel maledetto giorno della scomparsa e nel periodo successivo, dove Astrid e la sua famiglia si ritrovano a dover metabolizzare la perdita, con risvolti spesso inaspettati.

La storia è coinvolgente sin dalle prime battute e gran parte del merito va sopratutto alle due attrici protagoniste, entrambe danesi. Stiamo parlando di Karoline Hamm, nelle vesti di Ida, e Danica Curcic, la Astrid adulta che indaga nel presente, ambedue perfette nel restituire la complessità e il dolore di due sorelle forse mai state felici veramente nelle loro vite, ma legate da un profondo e sincero affetto reciproco.

Se la prima restituisce a schermo grande malinconia e rappresenta il cuore del mistero, è la seconda a sorreggere gran parte del racconto, con la sua ricerca senza sosta di una verità che la condurrà inesorabilmente a ricostruire un passato oscuro del quale ella stessa aveva perso memoria. Un’indagine destinata a rivelare un antico culto pagano, in cui rivestono un ruolo centrale i numeri e un dimenticato simbolo ancestrale. Non è un caso che siano 21 gli studenti scomparsi, e che siano passati esattamente 21 anni da quelle sparizioni; tutto ruota attorno al ciclo delle stagioni, ai solstizi e agli equinozi; in particolare, all’Equinozio di Primavera, il primo dei due momenti dell’anno solare in cui luce e tenebra si trovano perfettamente alla pari, da sempre un momento di rinascita in cui la terra viene di nuovo riscaldata dal calore del sole. Una vicenda in cui realtà e mondo onirico si mescolano senza tuttavia mai sfociare apertamente nella fantascienza, mantenendo sempre quella giusta dose di mistero che appassiona lo spettatore e lo conduce per mano verso un finale per nulla scontato, ma che probabilmente non accontenterà tutti.

Una menzione speciale merita la fotografia, avvolgente e di impatto, capace di restituire a schermo la malinconia intrinseca del racconto con le sue inquadrature dall’alto di una Copenaghen grigia e distaccata; purtroppo non dello stesso livello la colonna sonora, appena accennata e quasi mai percepibile durante le scene, un peccato per un fattore che avrebbe potuto rimarcare ed approfondire il senso di mistero generale.

Equinox è senza dubbio una piacevole scoperta, una serie godibile che scivola via senza nemmeno accorgersene, merito di una storia mai complessa da seguire e che si svela con i tempi giusti, con protagonisti che bene restituiscono quell’atmosfera nostalgica e cupa che permea l’intero racconto.

Una serie ipnotica da vivere accettandone i tempi sopiti, una bella storia sul folklore danese sospesa tra sogno e realtà.

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