La generazione di PS4

La generazione di PlayStation 4 e 4 Pro sta volgendo ormai al termine, dopo una lunga cavalcata di 7 sette anni iniziata in quel lontano novembre del 2013.

La nuova generazione, la cosiddetta “next-gen”, è ormai realtà anche se, ad oggi, sono davvero pochi i fortunati possessori delle nuove console, PS5 e Xbox Serie X ed S, praticamente introvabili nell’immediato. Ma non c’è fretta, anche perché per vedere i primi veri giochi next-gen, sviluppati specificatamente per spingere al massimo i nuovi hardware, dovremo aspettare almeno un anno, forse anche di più. Quindi, nell’attesa, è bene godersi fino alla fine le nostre care, vecchie console e approfittarne, magari, per recuperare quei titoli che non abbiamo potuto giocare, per mancanza di tempo o fiducia. E quale periodo migliore se non quello delle imminenti festività natalizie.

Ho deciso quindi di portare in questo blog la mia “personale” classifica dei migliori 10 giochi per PS4 e PS4 Pro, titoli dal mio modesto punto di vista imprescindibili per ogni possessore della console di casa Sony. Non è stato facile selezionarne dieci, alcuni sono rimasti inevitabilmente fuori, e spero me lo perdonerete, altri si trovano così in basso nella classifica che me ne sono stupito io stesso rileggendola.

Ma le classifiche esistono a questo, a sentenziare tra i migliori chi sia il migliore. Pertanto, senza ulteriori indugi, di seguito la mia personale Top 10 per PlayStation 4.


10. Ghost of Tsushima

Come una folata di vento prima della next-gen, così è arrivato Ghost of Tsushima, ultima esclusiva Sony per PlayStation 4. Un gioco non senza difetti, e con qualche dinamica ormai invecchiata che sa di già visto, ma anche con grandi pregi, tra tutti quello di essere incredibilmente suggestivo.

Partire al galoppo mentre il vento accarezza gli steli l’erba in un turbinio di foglie nell’aria, duellare al tramonto in un tripudio di colori, rilassarsi e comporre haiku mentre si osserva la natura; Ghost of Tsushima è realizzato con un amore e un rispetto verso la cultura nipponica ammirevoli. Al netto di qualche imperfezione, il sistema di combattimento è uno dei migliori visti in questa generazione, a patto di saperlo padroneggiare a dovere; con i suoi quattro stili diversi, e la possibilità di seguire la via del Samurai o quella del Spettro, gli scontri sono tecnici e coreografici, ma soprattutto appaganti. Combattere è davvero bello, in Ghost of Tsushima.

Un gioco da recuperare se non l’avete ancora provato, titolo imprescindibile per gli amanti della cultura giapponese e del cinema di Kurosawa, a cui è dedicata un’intera modalità di gioco in bianco e nero.


9. Horizon: Zero Dawn

Le esclusive sono da sempre la marcia in più di PlayStation, e questa generazione ce ne ha regalate di indimenticabili. Tra queste, Horizon: Zero Dawn è una delle più riuscite, una ventata d’aria fresca in un mondo dove troppo spesso si tende ad abusare di vecchie idee stantie. E non c’è proprio niente di già visto nell’opera di Guerrilla Games: una storia coinvolgente e per nulla scontata, una mitologia inedita, un vasto open world da esplorare con le sue giungle, canyon, cime innevate e distese erbose che celano, ma non nascondono, i resti di quella che era una volta la civiltà.

E poi ci sono loro, le macchine. Combattere contro queste creature di acciaio è davvero qualcosa di mai visto prima, dalle dinamiche di approccio alle tecniche da mettere in campo per avere la meglio, ogni scontro è una soddisfazione unica, nonché una gioia per gli occhi. Perché il mondo Horizon: Zero Dawn è tecnicamente ineccepibile, regala un colpo d’occhio e panorami mozzafiato, con un ciclo giorno-notte tra i più belli visti in un open world di queste dimensioni.

Sono passati ormai quasi quattro anni dalla sua uscita, eppure Horizon: Zero Dawn non è invecchiato di un giorno. Una pietra miliare nella storia di PlayStation 4.


8. Uncharted 4: A Thief’s End

Le avventure di Nathan Drake giungono al termine e lo fanno con un quarto capitolo straordinario. Uncharted 4: A Thief’s End è un titolo adrenalinico e appassionante, la conclusione perfetta per una delle saghe simbolo di PlayStation.

Ricordo ancora il trailer presentato all’E3 2015 che lasciò tutti a bocca aperta, un pazzesco inseguimento in jeep per le vie e i mercati di una cittadina del Madagascar, un’estasi di grafica e meccaniche di gameplay mai viste prime; il primo vero titolo riuscito a spremere a fondo l’hardware Sony e a mostrarne le reali potenzialità.

Tuttavia, una grafica sbalorditiva da sola non basta per gridare al capolavoro, se non supportata a dovere da una trama altrettanto potente. E in questo, i ragazzi di Naughty Dog sono dei maestri. La loro capacità nel raccontare storie coinvolgenti è unica, come l’abilità nel caratterizzare personaggi profondi e al tempo stesso autoironici, con un uso sapiente della narrazione non cronologica degli eventi che ne esalta la potenza comunicativa e il ritmo dell’azione.

Uncharted 4: A Thief’s End è un titolo imprescindibile ancora oggi, da recuperare insieme ai suoi predecessori e allo spin-off “L’Eredità Perduta” pubblicato nel 2017, con i quali va a comporre una delle avventure videoludiche più belle di sempre.


7. God of War

L’epopea di Kratos abbraccia la mitologia norrena e ci regala un nuovo, meraviglioso punto di ripartenza per la saga di God of War. La morte della compagna di Kratos e le sue ultime volontà, quelle di cospargere le sue ceneri dalla vetta più alta dei nove regni, sono il pretesto per l’inizio di un viaggio epico che condurrà padre e figlio ad attraversare il regno di Midgard e non solo, un viaggio che vedrà rinsaldare il legame tra i due e riaffiorare segreti di un passato mai definitivamente lasciato alle spalle.

Èd è proprio il legame tra Kratos e Atreus il vero fulcro attorno al quale ruota God of War, dalla storia principale con i suoi momenti toccanti e indimenticabili, alle meccaniche di gameplay. Tecnicamente eccelso e con una direzione artistica magistrale, God of War è un tripudio visivo, grazie ad un uso sapiente delle inquadrature e dei primi piani, una gestione della telecamera che non mostra mai debolezze, nemmeno durante gli scontri più concitati, il cuore pulsante di tutta l’esperienza.

La verità è che in God of War non ci si stanca mai di combattere, tante sono le skill e le abilità speciali sbloccabili nel proseguo dell’avventura; incatenando le combo giuste, si riesce a dar vita a degli scontri devastanti e altamente scenografici, nonché dannatamente appaganti grazie ad un feedback dei colpi mai così realistico e preciso.

Preparatevi, perché la furia di Kratos non si è ancora placata!


6. Red Dead Redemption 2

Come dite? Posizionare Red Dead Redemption 2 al sesto posto è un sacrilegio? Si, sono d’accordo. L’ultimo capolavoro Rockstar è l’open world simbolo di questa generazione, nonché il metro di paragone con cui ogni produzione analoga del futuro dovrà inevitabilmente confrontarsi. Ma qui si parla di opinioni e sensazioni personali provate durante il gameplay dei singoli titoli, e quelli che stanno sopra hanno evidentemente lasciato un segno, anche impercettibile, in più.

Sia chiaro, Red Dead Redemption 2 è un gioco titanico, con una main quest matura e coinvolgente, e un mappa liberamente esplorabile e strabordante di attività. La sola sfida legata alla “caccia”, totalmente opzionale e trascurabile per giungere ai titoli di coda, sarebbe potuta entrare in un DLC dedicato, senza sfigurare. E questo è solo un esempio: il mondo western messo in piedi da Rockstar è gigantesco e sfaccettato, un enorme sandbox di contenuti in grado di regalare ore di divertimento senza mai annoiare.

Se dovessi descrivere Red Dead Redemption 2 in una parola, sarebbe realismo: dalla fisica delle interazioni alle dinamiche di gioco, con i suoi tempi volutamente dilatati per farti assaporare ogni dettaglio, fino alla realizzazione tecnica e artistica, al momento senza eguali nel panorama videoludico.

Uno di quei giochi che, fino che possederò una PlayStation, sarà sempre installato nel mio hard disk.


5. Bloodborne

Atmosfere gotiche e stile lovecraftiano, l’universo di Bloodborne è tanto affascinante quanto spietato. La saga dei “soulslike” si arricchisce nel 2015 di un nuovo, straordinario capitolo, destinato a tormentarci per le notti e giorni a venire. L’esclusiva Playstation targata From Software e Hidetaka Miyazaki ci catapulta a Yharnam, un’antichissima città afflitta da una misteriosa malattia del sangue; le vicende si svolgono durante la “notte della caccia” e, nei panni di uno sconosciuto cacciatore, dovremo affrontare bestie e mostruosità di ogni tipo, nel tentativo di trovare una cura e fermare la piaga.

Bloodborne non è un gioco per tutti, è violento e impietoso; nelle prime fasi malediremo il giorno in cui abbiamo deciso di installarlo sulla nostra console. Tuttavia, con pazienza e perseveranza, avanzeremo lentamente nella lore di Bloodborne, riuscendo a coglierne l’insita e crudele bellezza. E realizzando, quando ormai sarà troppo tardi, di non poterne più fare a meno.

Sta proprio qui la vera grandezza di Bloodborne e, più in generale, del genere soulslike, che personalmente amo alla follia e che ha ispirato questo blog, a partire dal titolo. Un genere che non ti prende mai per mano ma ti abbandona a te stesso, in cui per avanzare sai di poter fare affidamento solo sulle tue abilità e riflessi, che ti mette alla prova e spinge costantemente a migliorarti. E, fidatevi, le soddisfazioni che regala anche il più piccolo successo non impagabili e uniche nel panorama videoludico moderno.


4. Death Stranding

Rileggendo la classifica, devo ammetterlo: mi sono stupito io stesso di aver inserito Death Stranding “soltanto” al quarto posto. L’ultima opera di Hideo Kojima è un capolavoro incompreso, certo non un gioco per tutti, o lo si ama o lo si odia. Per quanto mi riguarda, Death Stranding l’ho amato a dismisura, tanto da dedicargli uno speciale tra queste pagine. E se me lo avessero detto il giorno del lancio, mai ci avrei creduto.

È stato il gioco che mi ha “rubato” più tempo libero in assoluto nell’ultimo anno. L’ho giocato con calma, perché questo merita Death Stranding, di essere apprezzato e compreso poco alla volta, dalle dinamiche di gameplay ai ritmi di gioco insoliti, con le sue lunghe e indimenticabili sessioni di viaggio intervallate da altrettanto lunghe sequenze d’intermezzo dal respiro cinematografico, impreziosite dalla presenza di un cast stellare.

Death Stranding è un’esperienza totalizzante e commovente, certo con le sue regole, che vanno comprese e accettate; impone al giocatore pazienza per discernere i singoli tasselli dell’intricato mosaico, donandogli in cambio un racconto profondo, coinvolgente e sconvolgente, carico di messaggi potenti e più che mai attuali. Per una volta, possiamo mettere da parte eroi e scontri epici per riscoprire, di fronte all’inevitabile, l’importanza di unire e ricostruire legami veri con le persone accanto a noi.

Ho amato e amo tuttora Death Stranding e non posso non consigliarlo spassionatamente a chiunque, anche a chi non lo ha mai preso in considerazione. Fatevi un regalo e dategli una chance, non ve ne pentirete.


3. Sekiro: Shadows Die Twice

Ancora From Software nella parte alta della classifica, e per quanto mi riguarda non potrebbe essere altrimenti. Nominato Gioco dell’Anno ai Game Awards 2019, Sekiro: Shadows Die Twice è l’ultima fatica in ordine cronologico di From Software. Un gioco che riassume ed esalta tutta l’esperienza maturata dal genio creativo di Miyazaki con il genere “soulslike”, alzando se possibile ancora un pò l’asticella della difficoltà. Il titolo From Software ci protetta nel Giappone del periodo Sengoku, nei panni di Sekiro, letteralmente il “lupo senza un braccio”, shinobi caduto in disgrazia con il quale dovremo intraprendere un viaggio di riscatto e redenzione.

Sekiro: Shadows Die Twice è un’esperienza travolgente dal punto di vista artistico e di gameplay, con un combat system che rappresenta l’evoluzione finale e decisamente la migliore di un percorso iniziato con Demon’s Souls, proseguito con i vari Dark Souls e ulteriormente raffinato con Bloodborne.

Sekiro: Shadows Die Twice è un gioco bellissimo, ma incredibilmente punitivo. Alcuni non esitano a definirlo il gioco più difficile mai creato da From Software e Miyazaki, e mi sento di confermarlo; giungere ai titoli di coda sarà un privilegio per pochi, soltanto per chi sarà disposto ad abbandonarsi al gioco completamente, ad imparare da ogni singolo errore e ambire a padroneggiare alla perfezione l’arte del combattimento, tecnicamente inattaccabile, sviluppata da From Software.

Sekiro: Shadows Die Twice è uno dei giochi più belli e difficili di sempre, un capolavoro di stile e ferocia unico e irripetibile.


2. The Last of Us: Part 2

Gettare via il DualShock e rifiutarsi di proseguire una sequenza d’azione, seppur digitale, ma che va contro ogni nostro principio morale, realizzando che, forse, ciò che abbiamo tra le mani va ben oltre il concetto di prodotto videoludico. Chi vi scrive ha provato esattamente questo durante l’ultima avventura di Ellie e Joel, lasciati nel lontano 2013 con quella scena potente, tanto un videogioco aveva osato sfidarci come nessuno prima d’ora. 

Ora il proseguo e la conclusione di quell’avventura iniziata sette anni fa, e se il primo capitolo ci ha fatto innamorare per poi scherzare con i nostri sentimenti, la seconda parte ci prende letteralmente a pugni, mette in discussione tutte le nostre certezze e ci scaraventa ancor più in profondità in quel mondo post-pandemico dove non esistono più scelte giuste o sbagliate, ma soltanto decisioni e relative conseguenze, il cui peso lo porteremo con noi sino alla fine dell’avventura.

Vincitore di ben 7 riconoscimenti ai recenti Game Awards 2020, tra cui quello di Gioco dell’Anno, The Last of Us: Parte 2 è un capolavoro indiscutibile, forse la punta più elevata mai raggiunta dall’industria videoludica in termini di coinvolgimento, narrativa, scrittura di una storia profonda, a tratti spiazzante, che ha ben poco da invidiare alle migliori produzioni cinematografiche.

Vivere la stessa storia da due prospettive diverse, emozionarci e vivere il paradosso delle nostre emozioni, spingersi oltre per poi capire che, forse, era meglio fermarsi prima, il commiato di Naughty Dog a PS4 è un’esperienza che tutti meritiamo di provare almeno una volta nella vita.


1. The Witcher 3: Wild Hunt

Se ho avuto più di un’indecisione sulle posizioni precedenti, non ho mai dubitato su chi dovesse occupare il gradino più alto del podio. The Witcher 3: Wild Hunt è indiscutibilmente il gioco più bello di questa generazione, forse di sempre.

Una saga iniziata nel 2007, con il primo capitolo uscito solo per PC e che ho amato alla follia, l’epico viaggio del witcher Geralt di Rivia giunge al termine e lo fa con un epilogo straordinario. CD Projekt Red, attingendo a piene mani dai racconti dello scrittore polacco Andrzej Sapkowski, recentemente tornati alla ribalta anche grazie alla serie uscita su Netflix, è riuscita a creare un open world maestoso, sia in termini estetici che di contenuti.

The Witcher 3: Wild Hunt trasuda epicità da ogni pixel, dalla trama principale alle quest secondarie, dalla caccia ai mostri agli incarichi più goliardici, le missioni sono varie e profonde come mai viste prima d’ora in un videogioco. Una cura maniacale per i dettagli, dalle maestose fortezze al più piccolo dei villaggi sperduti nelle campagne, per non parlare della caratterizzazione dei personaggi secondari che ci accompagnano nel corso dell’avventura, semplicemente indimenticabili.

Racconti di sovrani e maghe, storie d’amore e maledizioni da spezzare, duelli all’arma bianca, incarichi da Witcher appesi alle bacheche delle locande di ogni villaggio, il Gwent. Descrivere in poche righe tutto quello che il gioco ha da offrire è praticamente impossibile. E non è necessario, perché basta cavalcare con Geralt in un bosco sotto il tocco di una pioggia leggera e il soffio del vento tra gli alberi, per capire che The Witcher 3: Wild Hunt è e resterà uno dei più grandi RPG di tutti i tempi. Indimenticabile.


E voi cosa ne pensate? Siete d’accordo con questa classifica? Fatelo sapere nei commenti.

Grazie e alla prossima!

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